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Colico
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mwhqColico (mwhgCòlech in mwhwdialetto comasco, mwiamwiqAFI: [ˈkɔːlik] o [ˈkɔːlek]) è un mwjacomune italiano di mwjq8 195 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] della mwkgprovincia di Lecco in mwkwLombardia.

Negli anni 2006 e 2008 ha ospitato la tappa italiana della Coppa del Mondo di mwlqkitesurfing.

Contents

Storia
Strade
Note

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Geografia fisica

Colico è l'ultima località della sponda orientale del lago di Como, dominata dall'imponenza del mwngMonte Legnone, che con i suoi 2609 metri è la montagna più alta della provincia di Lecco e infatti appartiene al complesso alpino delle mwnwOrobie, mentre il resto del territorio lecchese viene considerato appartenente all'area mwoaprealpina. Anche il mwoqMonte Legnoncino con i suoi 1714 m è parte importante del panorama colichese. Nelle vicinanze di Colico si trova la mwogRiserva naturale Pian di Spagna e Lago di Mezzola, corridoio di migrazione per l'avifauna mwowPian di Spagna, appartenente alla mwpaProvincia di Como. I tre principali corsi d'acqua di Colico sono il torrente Inganna, il torrente Perlino e la valle della Merla. Il canale rettificato del fiume mwpqAdda fa da confine naturale con la mwpgProvincia di Como. Caratteristici nel paesaggio di Colico sono i quattro mwpwmontecchi (Montecchio nord, sud, del forte di Fuentes e di Piona- Olgiasca), piccole colline che si elevano in corrispondenza del lago sopra i mwqadepositi alluvionali della conoide coalescente formata dai torrenti Inganna e Perlino; Colico è anche chiamata "Città dei montecchi".

Origini del nome

Sull'origine del nome "Colico" vi sono ancora diverse ipotesi. Carlo Castelli, all'interno del suo libro "Giano ragionato", riconduce l'mwqwetimologia al verbo mwralatino "colligere", "radunare", anche se fin da subito essa è stata scartata. Una seconda spiegazione riporta l'origine ad una precisa posizione geografica, ovvero "caput lacus", "in capo al lago", ed è questa una delle ipotesi più accreditate. Un'altra teoria riporta al sostantivo latino "collis", ed è illustrabile osservando la presenza dei quattro montecchi (e del cosiddetto "Monteggiolo") entro i cui limiti è sorta la cittàmwrqmwrgcite-ref-0623222222222322-4-0[4]. Il nome di Colico citato Colek su alcune antiche carte potrebbe infine derivare dal termine latino collis e dal termine celtico lek-leuca per indicare una tappa, una località di sosta nei viaggi.

Storia

Data la posizione a cavallo di due valli (mwtqValtellina e Valchiavenna) e del Lago di Como fin dall'antichità la zona di Colico doveva essere centro di un fiorente stanziamento di abitanti.

A testimoniare tale fatto restano i numerosi massi mwtwcupelliformimwuamwuqcite-ref-0623222222222322332-5-0[5] esistenti nella plaga, il più interessante dei quali è il sasso detto mwvgComballo (la barca), che si trova nella gola della Garavina ad ovest del confine tra il comune di Colico e quello di mwvwDorio, in vicinanza della strada provinciale. Il comballo è un sasso a forma di barca con centinaia di mwwqincisioni cupelliformi di varie dimensioni e forme.

Altri massi cuppelliformi sono stati ritrovati sul mwwwMontecchio di Fuentes, dove sono stati riportati alla luce anche i seguenti utensili in pietra: un mwxaraschiatoio, una rondella con foro ellettico e una mwxqpietra molare.mwxgmwxwcite-ref-0623222222222322332-5-1[5]

Similmente sono state ritrovate nel territorio scuri di pietra e manufatti di rame e bronzo (mwzqscure, mwzgpugnali e mwzwspade). Alcuni di questi reperti si trovano al Museo di Como e del Paradiso di mwaaChiavenna. Questi oggetti testimoniano che a Colico era presente una popolazione dedita alla mwaqpastorizia, all'agricoltura, ai commerci e alla pesca.

I primi insediamenti di Colico in mwawetà Neolitica hanno lasciate tracce sul Montecchio Nord, dove veniva estratto il rame.

Preistoria

Le prime popolazioni che giunsero nell'Alto Lago arrivarono non prima del Neolitico; si tratta dei mwbgLiguri, dei mwbwCelti e dei mwcaGalli. I primi, chiamati più precisamente "Liguri alpini", lasciarono a Colico (e in generale a tutto il mwcqnord Italia) diversi toponimi con suffisso in "asca", "asco". Chiaro esempio è la località Tennasco, o ancora la vicina Perdonasco situata nel comune di Dorio.

Nella mwcwtoponomastica a ricordo di popolazioni celtiche che abitavano nella regione, in luogo si hanno i nomi mwdaMontecchio (dal termine latino Mons e da quello celtico di tecchia-tegia-luogo recintato e munito di tetto) e forse in Colico - dal termine latino collis e lek-leuca (Colek è citato il nome di Colico su alcune antiche carte) per tappa, località di sosta nei viaggi. Il termine lek-leuca si ritrova anche nel mwdqtorrente Lesina (Leucina-Lecina) che ora si getta nell'mwdgAdda a mwdwDelebio e che anticamente invece come è provato da documenti scorreva alle falde del mweaMonte Legnone fino al territorio di Colico e da qui al lago.

Ai primi abitatori succedettero gli mwegInsubri e i Comensi, che in realtà si sovrapposero alle popolazioni già presenti. Dei successivi, gli mwewEtruschi, ci rimane un interessante reperto storico, ritrovato nel 1879 sulla mwfaStrada Regina durante alcuni lavori di ampliamento: si tratta di un vaso di mwfqterracotta sul quale è incisa la parola mwfgetrusca "kut", "vaso". Infine, sopraggiunsero i mwfwReti, identificati dai mwgaRomani come gli abitanti a nord della mwgqPianura Padana.

I primi anni dell'epoca romana

Nel 46 d.C., secondo la mwhamwhqTabula Clesiana, il mwhgmunicipium di Como si era esteso sino alla Valchiavenna e alla mwhwVal Bregaglia, coprendo dunque anche il territorio colichese.

Tracce cospicue della dominazione romana si hanno in un sepolcreto trovato vicino al Trivio Fuentes nel 1848 nello scavo dell'mwiqalveo del fiume Adda, cento metri a monte del ponte sulla mwigSS36, in due cippi marmorei trovati nel mwiwPian di Spagna in uno dei quali si citano gli "ANEUNIATES" come abitanti della zona, nelle tracce di selciato di strada in vicinanza del sepolcreto, in frammenti di una mwjalapide trovata ad Olgiasca e in alcune mwjqmonete romane affiorate in occasione di scavi.

Lungo sarebbe enumerare i molti nomi della toponomastica di Colico aventi origine in questo periodo, come il toponimo "Centoplagio" (utilizzato per l'attuale frazione di Laghetto), che richiama alla centuriazione e dunque all'assegnazione delle terre ai coloni.

I Romani nei primi secoli dopo Cristo

La latinizzazione dell'Alto Lago avvenne tra il mwkqI e il mwkgIII secolo d.C. Un'epigrafe riguardante il vicino borgo di mwkwOlonio riporta l'esistenza di mwladecurioni, cioè uomini aventi il diritto di partecipare alle riunioni e alle decisioni del Municipio di Como. Ma il primo fatto di notevole importanza riconducibile a Colico (seppur non completamente accertato e riportato dallo storico seicentesco Primo Tatti nei suoi mwlqAnnali) risale al mwlgIII secolo, nel quale il martire mwlwSan Fedele, già evaso dal carcere milanese in cui era stato rinchiuso dall'imperatore mwmaMassimiano per la professione della mwmqfede cristiana, sbarcò al Laghetto di mwmgPiona (località facente parte della frazione di Laghetto) e da lì raggiunse mwmwSamolaco a piedi, dove venne catturato e giustiziato. Per questo motivo gli abitanti della frazione avrebbero dedicato a San Fedele la chiesa della frazione. Da Colico, in epoca romana, passava la mwnamwnqvia Spluga, mwngstrada romana che metteva in comunicazione mwnwMilano con mwoaLindau passando dal mwoqpasso dello Spluga.

All'epoca romana risale anche una prima bonifica del Pian di Spagna, così come la costruzione di un mwowmwpacastrum sui montecchi.cite-ref-6[6]

IV-V secolo: il Paganesimo persiste

Nonostante la diffusione del Cristianesimo, l’Alto Lago conserverà ancora per decenni segni di mwqwpaganesimo: risale al 1966, durante un riordino del pavimento della chiesa dell’mwraAbbazia di Piona, il rinvenimento di un’urna-ossario (fine mwrqV - inizio mwrgVI secolo) dedicata dalla madre alla giovane figlia Festina. La conferma giunge con la testimonianza del vescovo di Como mwrwAgrippino, che nel 618-620 giunge in visita al monastero e fa costruire una chiesa dedicata a mwsaSanta Giustina. Il fatto è a sua volta verificato da un cippo lapidario conservato nel monastero.

Secoli VI-X: Goti, Longobardi e Carolingi

Tra i mwswsecoli VI e mwtaVIII avvengono le mwtqinvasioni barbariche con i mwtgGoti e i mwtwLongobardi, ma non ci giungono, ad eccezione della vicenda già riportata di Agrippino, informazioni di rilievo. Nel mwuaIX secolo inizia l’mwuqepoca carolingia, e risale all’879 un documento nel quale è riportato il “Lineone”, oggi mwugLegnone, monte ai cui piedi sorge l’intera Colico. Fino ad allora era noto con il nome di “Tricuspide”.

Primo documento di grande rilevanza, opera di un certo Adelardo, è datato 905 e cita le località che formavano (e formano) la frazione di Centoplagio, ora Laghetto: Corte, ovvero “spazio chiuso con casa padronale e un certo numero di cascine per i lavoratori terrieri dipendenti”, e Logasc, ovvero la parte bassa affacciata sul lago oggi denominata “Laghetto di Piona” o più semplicemente “Piona”. Occorre ricordare che l’Abbazia di Piona non si trova qui, ma nella frazione di Olgiasca.

Di ancor più grande importanza uno scritto del 931, che parla di alcuni possessi a mwvqCollogo, in località Ponte (oggi Pontèe), ovvero tra il centro vero e proprio e via Bacco: un certo Riprando di Basilicaduce, figlio di Inderado, dona ai preti, diaconi e chierici della Chiesa di Gravedona (dalla cui Pieve dipendeva allora Colico) i suoi terreni, in memoria della sua defunta madre.

Nel 983, inoltre, tale Ariberto Busca sale da Como a mwvwCosio; si tratta di un rappresentante di un signore mwwafeudatario che ordina la costruzione di alcuni castelli, tra i quali uno sul Montecchio nord (a cui sarebbero appartenute le due torrette ancora oggi visibilimwwqmwwgcite-ref-06232222222223223-7-0[7]).

Infine è da ricordare il viaggio di mwyaOttone III verso mwyqRoma, al fine di ricevere l'incoronazione da parte del mwygPapa: l'imperatore transitò a Colico il 27 maggio 996.

X-XI secolo: l'importanza di Colico a livello territoriale

Risale al Mille, invece, una mwzqcartula vendicionis, ovvero un atto di vendita. Un certo Giovanni, figlio di Giseverto e Grisencia, abitanti a mwzgFameliarca (in Centoplagio), vendono ad Anperto, figlio di Lorenzone, e a Baroncio (entrambi residenti a Cosio), alcuni beni sparsi nella località. Il toponimo mwzwFameliarca, significante “prime famiglie”, indica oggi il nucleo storico di Fumiarga, posto a nord della chiesa.

Altro fatto rilevante è datato 1138, anno in cui il vescovo di Como Ardizzone consacrò la chiesa dell’Abbazia di Piona anche alla mw0qMadonna, in aggiunta alla già presente dedica a San Nicolò.

Si parla di mw0wcastrum de Colego nel 1190: mw1aEnrico VI, successore di mw1qFederico Barbarossa, conferma ai fratelli Alberto, Giacomo e Alberico Vicedomini di Como numerosi privilegi su alcune terre, tra i quali spicca Colico. Qui, si specifica, è presente il maggiore dei castelli tra quelli della Bassa Valtellina, Valchiavenna e Alto Lario.

XII-XIV secolo: i primi toponimi, le investiture

Tra alcuni documenti riguardanti soprattutto mw2aCentoplagio, ne spicca uno risalente all’11 maggio 1231. Un certo Pollo di Lafranco de mw2qAgallo di Colico consegna a Vincenzo fu Giovannibuono de Carale (località posta tra mw2gDomaso e mw2wVercana, sulla sponda opposta), ministro della chiesa di San Vincenzo di mw3aGravedona, nove staia di prodotti in natura, dunque un pagamento in granaglie. La testimonianza è discretamente importante perché viene nominata una certa località mw3qAgallo. Per assonanza si può pensare all’odierna frazione di Posallo, posta sopra Laghetto, ma probabilmente si trattava di un terreno posto più in basso, a causa dell’impraticabilità della coltivazione di grano nel luogo. Colico si è costituito da poco libero comune.

Di nove anni dopo, invece, un’altra interessante testimonianza. L’arciprete di Gravedona Rugerio di Arderico investe per 10 anni Lavello Carlo di Villatico, fu Buonocarlo de mw3wLavello de Colego, di due terreni situati sopra Colico, di cui uno ad mw4aAlbaro, nei pressi dell’odierno cimitero del centro cittadino, e uno mw4qad Fosatum (l’odierna via al Fossato di Villatico). Appare anche il nome di mw4gBurgonovo de Colego, odierna località di Laghetto posta tra Fumiarga e Borgonuovo.

Altra investitura avviene ad mw5aOlzasca (1241): il chierico gravedonese Cerbo detto mw5qde Cerbeto di Como dichiara di aver ricevuto da Crescimbene, priore del monastero di Piona, 15 denari nuovi come fitto o decima del territorio di Olgiasca. È del 1240, inoltre, la costruzione del chiostro all’Abbazia di Piona.

Circa cent’anni dopo, compare la dicitura mw5wColico Piano, utilizzata ancora oggi per indicare il centro cittadino. Il nome appare il 31 marzo 1337 in un’investitura, dove Airoldo fu Giovanni, colichese, invita Martino detto il Negro a consegnare il giorno dopo la sua quota di mezzadria. La carta è importante perché ci segnala l’esistenza di una mw6aColico Alta, nome che apparirà successivamente e utilizzato fino ad alcuni decenni fa alternativamente a mw6qVillatico.

È necessario aggiungere che il monastero di Piona in questi anni possiede alcuni territori nella Bassa Valtellina, in alcune località oggi appartenenti al comune di Cosio Valtellino.

XV-XVI secolo: Colico feudo dei Visconti, Colico Contea

Ci spostiamo nel mw7qXV secolo, precisamente il 15 gennaio 1418. In questo giorno il duca mw7gFilippo Maria Visconti istituisce le terre di Colico come feudo camerale, affidandole al nobile milanese Antonio Celeri de Luare. L’interesse dell’autorità ducale ci conferma il notevole sviluppo economico che la cittadina stava raggiungendo.

Tra il Quattrocento e il mw8aCinquecento, il feudo di Colico passò più volte di mano: dapprima ai mw8qSanseverino, poi agli mw8gSforza, quindi ai Caldarini, ai Pusterla, ai mw8wQuadrio e, infine, agli mw9aAlberti.mw9qcite-ref-06-8-0[8]

Dal 1512 al 1526, Colico e la Valtellina furono sotto il dominio dei Grigioni.mw-wmw-acite-ref-062322222222232242-9-0[9]

L’importanza geografica (ma anche economica) del paese viene ribadita dall’imperatore mwaqiCarlo V, che il 28 luglio 1550 erige Colico a mwaqmContea.

Ed è nel 1585 che si sviluppa l’ultima frazione di Colico, ovvero Curcio. Una lastra di pietra indica la nascita del nuovo nucleo abitato, sorto ai piedi del Legnone in un angolo piuttosto nascosto, probabilmente per proteggersi dalle alluvioni del torrente Inganna. Il nome “Curcio” viene fatto risalire alla famiglia dei Curti, originaria di Gravedona, che qui giunse ad abitare. Un nucleo distaccato, anche se al giorno d’oggi non sono più osservabili i confini, veniva chiamato (e tale è il nome tutt’ora) mwaquPalerma: il nome deriva forse dalla mwaqypaliata, casa con tetto di paglia, e da mwaqcerma, tradotto con “solitaria” oppure con “confine” (effettivamente si trova in una posizione di confine).

Nel giugno del 1599 è da menzionare la visita pastorale del vescovo di Como mwaqkFilippo Archinti, il quale asserisce di controllare cinque centri abitati, che nell’insieme formavano Colico: Fontanedo, Corte, Colico Piano, Villatico e Curcio. La Chiesa di Santa Croce subì un incendio tra questo secolo e il successivo, che tuttavia risparmiò il mwaqofonte battesimale e la tela mwaqsa olio raffigurante Sant’Elena.

XVII-XVIII secolo: Colico, terra di confine e teatro di battaglie

Nel mwariXVIII secolo Milano era passata in mani spagnole. Il conte mwarmPedro Enriquez de Acevedo, conte di Fuentes, ordina la costruzione di un forte per la difesa di Milano dalle incursioni nemiche. La posizione strategica garantiva il controllo su tutto l’Alto Lago, sulla Valtellina e sulla Valchiavenna; la fortezza riceve anche la visita del capitano francese mwarqEnrico di Rohan, ospite in riva al lago. È probabilmente contemporanea, ma forse si tratta di un ampliamento di una struttura già esistente, la costruzione della Torre medievale di Fontanedo.

Tra il 1629 e il 1630, dopo avere attraversato i passi alpini della Valchiavenna e l’Adda, Colico viene raggiunta dai mwaryLanzichenecchi, portatori di una grande epidemia di mwarcpeste. Un’ulteriore conferma ci giunge alla fine del capitolo XXVIII dei mwargPromessi Sposi, in cui mwarkAlessandro Manzoni scrive: “mwaroColico fu la prima terra del mwarsducato, che invasero que’ demoni; si gettarono poi sopra mwarwBellano; di là entrarono e si sparsero nella mwar0Valsassina, da dove sboccarono nel territorio di Lecco”. Gli effetti furono evidentemente devastanti: decimazione della popolazione, prati inariditi, case distrutte.

Un altro anno importante fu il 1635, in cui Colico fu teatro di scontro per il possesso della Valtellina, essendo terra di confine tra il Ducato di Milano e i Grigioni. I mwar8Francesi, guidati da Enrico di Rohan, avviarono una battaglia che terminerà nel 1636 presso la Torretta di Curcio: un astuto soldato di questi, Vandi, si recò nel seminterrato e diede fuoco alla torre, che “mwasacrepando si fracassò a terra”. Gli unici a rimetterci la vita erano stati i Colichesi, in numero di 25. La torre verrà ricostruita pochi anni più tardi.

Altri scontri armati avvengono tra il 1635 e il 1636, nei quali i Francesi, partiti dai quartieri di mwasiMorbegno e mwasmTraona, si incamminarono verso “mwasqun piccolo villaggio detto Curtio, ch’è tra Colico e la torretta, nel cui luogo stava di guardia un capitano napolitano detto Galeotto del terzo (reggimento) mwasudel nostro campo Guasco”.

Nel 1672 giunge anche la testimonianza di monsignor Torriani, che scrive a proposito della chiesa di San Bernardino, parlando anche degli altri edifici religiosi: San Sebastiano (ora San Rocco), San Fedele, Santa Croce (ora Sant’Elena).

Risale al 1704 un documento riguardante le attività della Colico in forte sviluppo: la comunità conta 400 anime sopra i 14 anni di età, 100 capifamiglia, 6 case padronali. Le frazioni sono Fontanedo, Curcio, Corte, Fumiarga e Borgonuovo. Le chiese sono cinque: San Bernardino a Colico Alta, Santa Croce in Fontanedo, San Fedele a Borgonuovo, San Giorgio a Colico Bassa, San Sebastiano. Soltanto nel primo caso si celebra una Messa tutti i giorni. Altra fonte ci giunge dal 1763 e riguarda l’oratorio di San Sebastiano, che quell’anno subì un ampliamento e, probabilmente, la costruzione del campanile. Viene citata la Sagra del 16 agosto, celebrata a centinaia di anni di distanza ancora oggi. Lo stesso anno venne stipulato un trattato di pace tra Milano e i Grigioni; in realtà la guerra, in particolare tra Colico e mwaskPiantedo, prosegue più aspramente di prima.

Nel 1755, parte del territorio montuoso di Colico venne assegnato ai comuni di Dorio, mwassIntrozzo, mwaswVestreno e mwas0Sueglio,cite-ref-22-10-0[10] al termine di una disputa durata oltre due secolicite-ref-062322222222232242-9-1[9].

Nel 1782, inoltre, il forte di Fuentes, diventato da alcune decine di anni austriaco, venne soppresso dall’imperatore mwatcGiuseppe II, per essere poi acquistato da Anna Casanova di Gravedona, prestanome del colonnello Domenico Schroeder, ultimo governatore del forte.

Ma il mwatkSettecento è denso di avvenimenti: nel 1791 l’ingegnere Gaetano Bellotti compì gli accertamenti necessari alla costruzione di un mwatoporto, che diventò realtà alcuni mesi dopo; il porto rappresentava una via commerciale particolarmente importante, favorita dal commercio già fiorente all’interno della comunità colichese. Dopo quello di Como, il molo (denominazione al giorno d’oggi più corretta) rappresentava uno dei più grandi scali del lago.

Anno decisamente più triste il 1796: in quest'anno mwatwNapoleone fece smantellare il Forte di Fuentes, cancellando così la fortezza che fino a quel momento aveva dominato su Colico. Nove anni più tardi, nel 1805, il vicino comune di Olgiasca e Piona viene aggregato a Colico e soppresso, divenendone una sua frazione.

XIX-XX secolo: lo sviluppo, le guerre

Il mwat8secolo XIX è dettato da diverse trasformazioni, a partire dalla sospensione del secolare versamento alla mwauaplebana di Sorico: il Comune, nel 1813, smise di versare le 60 lire imperiali e ottiene il respingimento del ricorso presentato dall’arciprete Pietro Pizzala.

Nel mwaui1815 venne inoltre completato il moderno collegamento stradale tra Colico e mwaumSondrio, a cui si aggiunsero, sempre in periodo austriaco, le strade dello Spluga, mwauqdello Stelvio e quella che congiunge la cittadina a Lecco. Negli stessi anni, grazie a un incontro tra Giacomo Rousselin e mwauuLuigi Saccocite-ref-3-11-0[11] (a entrambi sono state dedicate due vie), iniziò la bonifica del piano di Colico,cite-ref-3-11-1[11] che si concluse nel mwau41829. Nello stesso secolo vennero risistemati gli argini dei torrenti Perlino e Ingannacite-ref-3-11-2[11].

Ma l’Ottocento portò a Colico anche il mwavqbattello a vapore: il Lago di Como fu il secondo lago lombardo a vederlo transitare sulle proprie acque, dopo il mwavuLago Maggiore. Le corse iniziarono il 16 agosto 1826 ed erano limitate alla tratta Como-Domaso; nel 1843, con la costruzione di altri imbarcaderi, tra cui Lecco, il limite settentrionale venne spostato a Colico.

Ed è sempre in questo secolo che Colico diventa luogo di transito “reale”: l’imperatore mwavcFerdinando I, proveniente dal mwavgcastello di Schönbrunn (mwavkVienna) giunse in carrozza a Colico; da qui proseguì con l’imbarco verso Como. Il 6 settembre dello stesso anno, Ferdinando I diventa imperatore, mwavoRe di Lombardia e di Venezia e mwavsRe d’Italia.

Per quanto riguarda la mwav0ferrovia, essa giunse a Colico il 16 giugno 1885 (tra Colico e Sondrio), il 9 settembre mwav41886 (tra Colico e Chiavenna) e il 1º agosto 1894 (collegamento verso Lecco). La Colico-Sondrio fu la prima ferrovia al mondo a veder correre sui propri binari un treno alimentato a corrente ad alta tensione.

A inizio mwawaNovecento la popolazione di Colico è in continuo aumento e raggiunge i mwawe3 386 abitanti. Ed è proprio pochi anni dopo che venne costruito il Forte Montecchio (1912-1914); le buone condizioni in cui il complesso versa sono dovute anche allo scarso utilizzo che ne si faceva: oltre alle esercitazioni, ai colpi all'autocolonna mwawiMussolini (falliti) e alle esequie di Leopoldo Scancini nel mwawm1947, infatti, la struttura non è mai stata attivata ufficialmente in guerra.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Abbazia di Piona

L'mwawsabbazia di Piona, storicamente collegata a quella di Vallate, i cui suggestivi ruderi sono visitabili a pochi chilometri dal paese, in direzione di mwawwMorbegno, rappresenta uno dei complessi conventuali più suggestivi del luogo, sia per il fascino dell'mwaw0ambiente naturale, sia per la presenza di testimonianze artistiche molto rilevanti. La mwaw4chiesa, sorta nella metà dell'XI secolo, ma soggetta ad ampliamento già nel secolo successivo, presenta una mwaw8facciata a capanna, con una grande finestra centrale mwaxaa tutto sesto. L'interno è costituito da un'unica mwaxenavata. All'ingresso si trovano due leoni in marmo reggenti mwaxiacquasantiere, ma che in origine dovevano sostenere una colonna o un mwaxmpulpito.

Di notevole interesse artistico il ciclo pittorico, risalente al XIII secolo, presente nell'mwaxyabside: nel centro del catino troviamo la grande figura di mwaxcCristo che sostiene un libro aperto attorniato dai mwaxgquattro simboli degli evangelisti, mentre nell'area sottostante sono rappresentati i mwaxkdodici apostoli; nella volta, attorno alla figura del Cristo benedicente fra mwaxoangeli, troviamo ancora raffigurati i dodici apostoli, divisi in gruppi di sei, in gesto di acclamazione. Dietro l'edificio della chiesa si erge il rudere di un'mwaxsabside di origine mwaxwaltomedievale, la cui destinazione originaria è incerta. Il campanile esterno, sul fianco nord, risale invece al XVIII secolo. A destra della mwax0facciata si accede, attraverso un portale ad mwax4arco acuto, al mwax8chiostro, risalente al XIII secolo, di particolare fascino: lungo il perimetro del mwayacortile corrono quarantuno colonne e quattro pilastri di marmo, i cui mwayecapitelli, finemente decorati con motivi di foglie, fiori ed animali, sostengono un piano superiore con ghiere in mwayicotto e in fasce in mwaymmarmo bianco, rosso e nero interrotte da eleganti mwayqbifore.

All'ingresso del chiostro si trova un mwaycaffresco, risalente al XV-XVI secolo, raffigurante l'mwaygapparizione di Cristo alla Madonna, mentre sopra all'ingresso del portico che porta alla chiesa è raffigurato un busto di Cristo. Sotto il portico, a ridosso della chiesa, in uno stile semplice e dal tono popolare, si trova un calendario affrescato, elemento decorativo singolare di cui esistono pochi esempi in tutta mwaykEuropa. Si tratta di una lunga fascia divisa in due registri: in quello superiore sono rappresentati i singoli mesi attraverso le occupazioni agricole caratteristiche, settembre, ad esempio, è caratterizzato dalla preparazioni delle botti, luglio dalla battitura del mwayograno; in quello inferiore è rappresentata una serie di undici santi raffigurati nel momento del mwaysmartirio. L'affresco risale ad un'epoca precedente la costruzione del chiostro ed era situato in origine all'esterno della chiesa.

Chiesa di San Rocco

La piccola chiesa, intitolata originariamente ai mway8santi Fabiano e mwazaSebastiano, sorge fuori dall'abitato sulle pendici del mwazemonte Legnone, quasi a metà strada tra il corso del Perlino e quello dell'Inganna, all'altezza di cinquecento metri. L'impianto è mwaziromanico, come evidenziato dall'abside semicircolare, ma a partire dal 1401 subì diversi rimaneggiamenticite-ref-3-11-3[11]. Conserva, specialmente nell'abside, tracce pittoriche abbastanza consistenti, dovute a un ignoto, ma capace pittore che dovrebbe aver operato nei primi anni del XV secolo. Particolarmente notevoli il Cristo mwazcin mandorla, o mwazgPantocratore, ai cui lati stanno i profeti mwazkGeremia e mwazoIsaia. Nel corso di una campagna di restauro svoltasi negli ultimi anni, è stato rinvenuto un interessante affresco raffigurante l'mwazsUltima Cena.

Chiesa di Sant'Elena

La chiesa di Sant'Elena, aperta ogni domenica nel periodo estivo e situata in frazione Fontanedo, risale probabilmente al XV secolo. Dotata di campanile in stile mwaamromanico, la chiesa era un tempo dedicata alla mwaaqSanta Croce.mwaaumwaaycite-ref-06232222222223224-12-0[12] Vi era un fonte battesimale in mwaasmarmo bianco, conservato nell'abside laterale, e un mwaawcrocifisso in legno. Il Cristo, dal volto dolcissimo, nella morte di croce, ha perso le mani, consumate dall'umidità del luogo e dal tempo. Attualmente è conservato nella chiesa parrocchiale di Curcio assieme alla mwaa0pala d'altare: un prezioso quadro, olio su tela, del XVII sec., opera di Giambattista Recchi, che rappresenta S. Elena che mostra Maria la croce del Signore, ritrovata sul mwaa4Calvario. Nella domenica successiva il 16 di agosto, vi si tiene una sagra popolare.

Chiesa di San Fedele

Secondo la tradizione orale, una chiesetta dedicata a mwabiSan Fedele esisteva anticamente sulle rive della baia di Piona, dove il santo sarebbe approdato fuggendo da Como prima di raggiungere le sponde del mwabmmonte Berlinghera dove fu ucciso. Nell’attuale luogo, più salubre, fu poi eretta una piccola chiesa, con attorno un recinto adibito a cimitero. La comunità di Laghetto faceva parte dell’unica parrocchia S. Bernardino di Villatico ma era guidata da coadiutori che qui risiedevano: don Gilardoni, don Graziano Porlezza, don Taroni. I capifamiglia chiesero insistentemente l’erezione di una parrocchia autonoma, il vescovo lo concesse purché si dotassero di un luogo di culto adeguato. Grazie al loro tenace impegno nel 1856 venne ultimata l’attuale chiesa, con una spesa che oggi avrebbe superato 100.000 euro.
Nell’epigrafe all’ingresso: “Questa chiesa edificata in un anno di tanta miseria nel mwabu1856 dirà ai posteri quale fosse la generosità di un popolo povero ma devoto”. Nel mwaby1857 la chiesa fu consacrata, elevata al rango di parrocchialecite-ref-4-13-0[13] e affidata a don Antonio Venini, di Domaso, che da tempo vi risiedeva come coadiutore e che la resse per sessanta anni (mwabs1853-mwabw1913). A pianta rettangolare, orientata a ovest, unica navata, quattro altari laterali, pavimentazione a lastre. Le pitture della volta, degli altari laterali e del catino dell’abside furono eseguite da F. Capiaghi di Como e da mwab0L. Tagliaferri di Pagnona. Le più pregevoli sono dedicate a S. Fedele e ne celebrano il battesimo, il martirio e la gloriosa accoglienza in paradiso. Era affiancata da una torre campanaria quadrata che venne completata nel mwab41871. Nel mwab81957 il centenario viene celebrato dal parroco don Del Barba: con 7 anni di lavori il campanile originario fu sostituito con uno nuovo svettante per 40 metri.

mwacgChiesa di san Bernardino
La chiesa di San Bernardino sorge in frazione Villatico e risale probabilmente al mwacoXIII secolo, anche se solo nel mwacsXV essa fu dedicata a mwacwSan Bernardino, un predicatore senese che attraversò a piedi l’Italia predicando la riforma religiosa, la giustizia sociale e operando a favore della pace tra le città allora in conflitto. Si recò anche in Valtellina e per questo toccò il suolo di Villatico. Nel XVI secolo, la chiesa di San Bernardino fu elevata alla dignità di mwac0parrocchiale.cite-ref-3-11-4[11] Fino alla metà del XIX secolo, la chiesa fu l'unica di Colico ad avere tale rango.cite-ref-4-13-1[13] In altre parole, la chiesa di San Bernardino fu la mwadymatrice colichesecite-ref-14[14]. L’ultimo ampliamento significativo venne completato nel 1896, data ancora leggibile nell’arco a tutto sesto che separa il presbiterio dal corpo della navata. L’edificio, lungo i secoli costituì il centro della vita religiosa e sociale della locale comunità contadina. La sua antichità appare dall’impianto architettonico basilicale.

Chiesa dei SS. Angeli Custodi

L'edificio si trova in frazione Curcio e sostituisce la chiesa sconsacrata in Via alla Fontana Vecchia; risale al Novecento.

Chiesa di San Giorgio

La chiesa parrocchiale di San Giorgio sita a Colico, è stata costruita nel 900; anche questa sorge in sostituzione di un luogo ben più vecchio situato in Piazza San Giorgio, ma l'antica Chiesa di S. Giorgio è vicino all'attuale cimitero di Colico.

Chiesa di San Filippo

La chiesa dei Santi Carlo e Filippo Neri si trova in frazione Olgiascacite-ref-2-15-0[15] ai margini del centro storico dell'abitato e fu eretta nel mwaeg1252.

Santelle

Sul territorio colichese sono dislocate una trentina di mwaewsantelle, nella forma di affreschi realizzati talvolta in apposite cappelle oppure, nella maggior parte dei casi, su muri esterni di edifici privati.cite-ref-16[16]

Architetture civili

Villa Malpensata

La villa sorge in posizione isolata, sulla sponda del lago, in località Olgiasca. L'impianto ottocentesco,mwafumwafycite-ref-0522222242-17-0[17] che incorpora una precedente struttura, è molto semplice. La facciata principale è quella rivolta verso il lago. Attualmente proprietà del Priorato di Piona, è al momento sede della Comunità Il Gabbianomwafscite-ref-062-18-0[18].

Villa Osio

La villa si trova alla fine di Lungolario Polti e fa da confine per il lido. Originariamente mwagmVilla Lattuada e attualmente non accessibile al pubblico, fu edificata nei primi del Novecento (1914) nell'area del Montecchio Sud. L’ingegner Lattuada si era insediato a Colico per eseguire la costruzione del tratto di ferrovia che da questa località avrebbe raggiunto Sondrio; questo tratto di ferrovia venne costruito circa 10/15 anni prima del percorso in realtà più accidentato da Lecco a Colico. L’ingegner Lattuada progettò e provvide a costruire a sue spese la villa padronale ispirandosi a un modello ideato da un architetto francese Viollet-le-Duc e riprodotto e anche illustrato da numerose riviste di architettura. Passata negli anni venti alla famiglia Stampa, originaria di mwagqGravedona, aveva infatti molti possedimenti nella zona. La villa divenne nota quando, all'inizio del XX secolo, il dottor Stampa, il proprietario, divenne mwagumedico condotto di Colico. Egli usciva con il mwagycalesse per effettuare le visite e non poteva muoversi nei periodi di grandi piogge, perché le ruote del calesse affondavano nel fango, poi nel 1934 pa proprietá passa alla Famiglia Osio. Nel periodo travagliato della Seconda guerra mondiale, mentre la famiglia di Umberto e Antonietta Osio era sfollata nel Comune di Bellano, la villa sul lago venne affittata alla casa editrice Hoepli che vi trasferì la sezione del libro di antiquariato occupando molti spazi disponibili con esemplari rari di incunaboli, antifonari, miniati ecc. Questo affitto che successivamente si trasformò in un finto atto di vendita alla casa editrice Hoepli salvò la proprietà Osio da una rappresaglia delle Brigate Nere nei confronti della famiglia impegnata nella resistenza. Infatti nell’autunno del 1944 un manipolo di brigatisti neri entrarono nella proprietà con intenzione di saccheggiarla e di bruciarne gli edifici. Ma agli ingressi della proprietà si trovarono delle bacheche con l’attestazione del consolato Svizzero che la proprietà apparteneva a cittadini svizzeri. Di fronte a questo documento il saccheggio si limitò a prelevamento dalla stalla di due manzette.

Roccoli

Vere e proprie architetture arboree, provviste di reti poste verticalmente, che attorniano una sorta di torre in pietra dalla quale si dirigeva la mwagscaccia, i mwagwroccoli sono stati per lungo tempo formidabili armi di cattura degli mwag0uccelli migratori con un riscontro economico per un territorio, come quello di Colico, posto sulla rotta degli stormi, che, con l'avvicinarsi della brutta stagione, migrano verso sud. Dei moltissimi roccoli attivi fino a una quarantina di anni fa, risultano ancora ben conservati quello in località Piona e quello posto lungo la strada che sale al Forte di Fuentes.

Architetture militari

Forte Montecchio Nord

Costruito tra il 1911 e il 1914, il Forte Montecchio Nord è l'unico forte militare italiano della mwahmGrande Guerra che abbia conservato ancora intatto il suo armamento originario. Funzione principale del Forte era quella di controllare le strade dello Spluga, mwahqdel Maloja e dello Stelvio nel caso che gli mwahuImperi centrali, violando la neutralità della mwahySvizzera, avessero deciso di invadere il Nord Italia. Dati gli eventi bellici il Forte, che costituiva il punto di forza di un complesso sistema di sbarramento che si prolungava fino al Monte Legnone, rimase inattivo durante tutta la prima guerra mondiale. Il forte non venne impiegato in azioni militari neanche durante la seconda guerra mondiale: gli unici colpi di cannone furono infatti sparati contro una colonna delle mwahcforze armate tedesche che risaliva l'opposta sponda del lago dopo che il forte era stato occupato dai mwahgpartigiani. In seguito venne utilizzato come deposito di munizioni ed infine ceduto al mwahkdemanio pubblico. La visita del Forte consente oggi di osservare le soluzioni architettoniche, tecniche ed organizzative, alcune delle quali davvero innovative per l'epoca, adottate all'inizio del secolo nell'edificazione dei forti militari. L'attrattiva principale del forte è comunque rappresentato dall'armamento: quattro mwahocannoni, con una gittata di mwahs14 km, con installazioni a pozzo protetti ciascuno da una cupola in mwahwghisa. Il Forte, per il quale dal 2009 è iniziata un'opera di recupero curata dal mwah0Museo della Guerra Bianca e finalizzata a migliorarne la fruibilità turistica, è sostanzialmente diviso in due parti: la zona bassa che contiene gli alloggi e le polveriere e la zona alta ospitante i cannoni. Le due aree sono collegate da una suggestiva galleria curvilinea.

Forte di Fuentes

Tra il 1603 e il 1606, il conte di Fuentes, governatore di Milano, fece costruire sul Montecchio una mwaiifortezza con lo scopo di difendere il confine settentrionale del Ducato di Milano dai francesi e dai Grigioni svizzeri, che all'epoca occupavano la Valtellina e la Valchiavenna. La piana del forte era allungata, con opere a corno nelle estremità, mentre l'andamento irregolare delle mura, che uscivano e rientravano come cunei, consentiva una migliore difesa della bastionata. Il forte si sviluppava su diversi livelli: in alto, ancora visibile, il palazzo del governatore, che però, a causa dell'insalubrità dell'aria, risiedeva a Gravedona; ai livelli più bassi i quartieri dei soldati. Complessivamente il forte poteva ospitare trecento uomini. L'ubicazione della struttura consentiva di dominare la pianura sottostante, che da allora venne appunto denominata Pian di Spagna e permetteva di controllare le strade per la Valtellina e per il passo dello Stelvio, per la Valchiavenna e per il passo dello Spluga, e, infine, per Como e Milano. Ancora oggi la zona viene indicata come Trivio di Fuentes perché all'incrocio di tre direttive: verso Lecco, verso Sondrio e verso Chiavenna. A completamento del progetto difensivo spagnolo furono inoltre costruiti due fortilizi, uno sopra mwaimSorico, l'altro, detto Fortino d'Adda, a mwaiqGera Lario e rivolto verso la Valchiavenna. Il forte era inoltre collegato a una serie di avamposti preesistenti, noti con il generico nome di Torrette. Nonostante il Forte di Fuentes nel corso del XVII e XVIII secolo fosse una delle principali mwaiufortificazioni della mwaiyLombardia, la sua vita non ebbe eventi militari degni di nota: solo nel 1706, durante la mwaicguerra di successione spagnola, il Forte venne assediato per la prima volta dagli mwaigaustriaci che lo espugnarono solo dopo tre settimane. Nel 1714 in Lombardia al dominio spagnolo si sostituì quello austriaco: il Forte di Fuentes si trovò così coinvolto in due altri assedi, nel 1733, da parte di spagnoli e Piemontesi, durante la mwaikGuerra di successione polacca, e nel 1746 da parte degli spagnoli, durante la mwaioGuerra di successione austriaca. Nel 1782, in seguito alla riforma voluta dell'imperatore mwaisGiuseppe II d'Austria, la fortezza venne dismessa e venduta a privati. Nel 1796, per volere di Napoleone, venne completamente smantellata ed in seguito abbandonata. Dell'antica fortezza oggi rimangono in piedi solo alcuni ruderi, in parte sommersi dalla vegetazione, ricchi tuttavia ancora di fascino ed interesse. L'affresco staccato dalla chiesetta del forte, una mwaiwSanta Barbara, patrona degli artiglieri, opera non particolarmente pregevole, ma di notevole importanza storica, è ora posta nel mezzo della navata laterale sinistra della chiesa parrocchiale di mwai0San Giorgio, nel centro di Colico. Dalla primavera 2012 il Forte è gestito dal mwai4Museo della Guerra Bianca in Adamello.

Torrette

Essendo stata nei secoli passati crocevia di importanti vie di comunicazioni, tutta l'area di Colico fu munita fin dall'età mwajimedievale di numerose fortificazioni, ancora prima della costruzione del Forte di Fuentes. Sul Montecchio settentrionale sono ancora visibili due torrette di guardia, che costituivano il cosiddetto Castello di Colico, di epoca comunale, ma largamente rimaneggiate, a controllo delle strade provenienti dalla Valtellina. Più importante sotto il profilo strategico della Torre di Fontanedo, che faceva parte di una più complessa opera di fortificazioni edificata nel corso del XIV secolo dai mwajmVisconti. Dalla torre era possibile dominare tutto l'Alto Lago, l'entroterra di Colico e la zona dell'attuale lago di Novate Mezzola. A difesa dell'antica strada che collegava il Lago di Como con la Valtellina, nel territorio di Curcio, troviamo un'altra torrecite-ref-19[19] di vedetta, probabilmente collegata al Forte Fuentes e oggi trasformata in abitazione agricolacite-ref-20[20] e chiamata la Torretta di Curcio. Sempre del sistema difensivo del Forte doveva far parte il cosiddetto Fortino d'Adda, o Stallone, che sorge fuori dai confini comunali, nel territorio di Sorico.cite-ref-1-21-0[21] Doveva servire come punto protetto per le attività di sorveglianza e come magazzino.cite-ref-1-21-1[21] Molto singolare la sua struttura che presenta mwakyferitoie per il tiro delle mwakcarmi da fuoco e un ponte in muratura che raccorda l'ingresso principale al piano. Attualmente è usato come magazzino. Un'ultima fortificazione è posta nel territorio di Olgiasca. Si tratta in questo caso di una mwakgcasaforte, che dalla cima del colle controlla l'abitato sottostante. È nota come il Castello di Mirabello e dovrebbe essere stata edificata prima della metà del Cinquecento.
mwaksMusei mwakwmwak0Museo della Cultura Contadina di Colicocite-ref-22[22] mwaliMuseo del Molinocite-ref-23[23] mwalcMuseo della Guerra Biancacite-ref-24[24]cite-ref-25[25]

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiticite-ref-26[26]

Etnie e minoranze straniere

A Colico nel 2016 risiedono 624 stranieri, pari all'8,08% della popolazione. Le maggiori mwamketnie sono:

1. mwamwRomania, 88
2. mwam4Cina, 67
3. mwanaMoldavia, 65
4. mwaniMarocco, 64
5. mwanqKosovo, 62

Lingue e dialetti

Nella città di Colico si parla il mwancdialetto colichese, il quale fa parte della famiglia del mwanglombardo occidentale; esso è in parte differente da quello parlato sul Lario e nella provincia di Lecco per le contaminazioni avute a causa della vicinanza e dell'influenza della vicina Valtellina. Tuttavia, confrontando i dialetti delle varie frazioni si possono notare numerose differenze nella cadenza, nella mwankpronuncia e nell'apertura o meno delle vocali.

Geografia antropica

Monteggiolo

La località è un piccolo rilievo (che può essere definito il quinto colle di Colico) posto a ridosso della collina su cui sorge il Forte di Fuentes, raggiungibile attraverso uno stretto viale introdotto da mwan0cascine ruralimwan4mwan8cite-ref-06232222222223222-27-0[27].

Frazioni

Colico Piano

La frazione di Colico Piano (antica denominazione mwaocColicum) non è altro che il centro della cittadina ed il luogo della Parrocchia di S. Giorgio (festa patronale 23 aprile), smembrata da Villatico ed eretta il 22 dicembre 1914. La chiesa costruita negli anni 1925 - 1926 -1927, fu consacrata il 24 settembre 1978cite-ref-28[28] dal Vescovo T. Ferraroni. Pregevole sulla facciata principale della chiesa l'affresco di S. Giorgio, fatto eseguire da don Salvatore Schenini nel 1965. Il mwaowmosaico con S. Giorgio che trafigge il drago è opera di Lidia Silvestri, scultrice famosa, originaria di mwao0Chiuro in Valtellina.

Olgiasca

Olgiasca (antica denominazione mwapaPiona) è situata nell'omonima penisola. Un mwapemanso, costituito dal colle di Olgiasca, nel 1241 fu dato in affitto dalla chiesa di San Vincenzo di Gravedona all'Abbazia di Piona. Vi era un'intensa attività agricola e mineraria con radici nell'mwapiImpero romano. L'attività estrattiva riguardava principalmente cave di mwapmmarmo di Musso.cite-ref-2-15-1[15] Nel XIV secolo venne edificato il mwapgCastel Mirabei, mentre nel XVII secolo Olgiasca perse la sua autonomia diventando parte del comune di Colico. A Olgiasca si trova l'Abbazia di Piona, sede della parrocchia di mwapkS. Nicola di Bari (festa patronale 6 dicembre); si fa risalire la sua erezione all'anno 1252; la serie continua di parroci inizia con il 1693. Un documento del 7/11/1593 parla della "Chiesa parrocchiale priorata o Abbadia di Piona". Affidata ai mwapoMonaci Cistercensi.

Fontanedo

Questa frazione, posta sopra Villatico, si trova a seicento metri sul livello del mare: a sinistra di questa si trova la Torre di Fontanedo, restaurata nell'ultimo quarto del Novecentocite-ref-0-29-0[29]. Costruita per volere di Bernabò Visconti nel 1357mwarqmwarucite-ref-06232222222223224-12-1[12], difendeva l'Alto Lago; è un potenziamento di una struttura già prima esistente (databile al Millecentocite-ref-0-29-1[29]). Chiusa da una cinta muraria e dotata di una serie di strutture di serviziocite-ref-0-29-2[29], la torre fu costruita per proteggere il territorio dalle incursionimwasimwasmcite-ref-05222222422-30-0[30] e salvaguardare l'importante via di comunicazione della “Scalottola”, ora nota come “mwasgSentiero del Viandante”, che passa alla base dello sperone, in località Robustello (prima di Fontanedo). La strada portava da Lecco, per la Valsassina, in Valtellina e rappresentava la variante a lago della Via del mwaskBitto, che invece valicava la montagna arrivando direttamente a Morbegno attraverso la Val Biandino e la Bocchetta di Trona. Si legge in un documento: “(I Milanesi) furono sforzati fortificare in Colico il Monteggio (Montecchio Nord, dove esistono ancora le due torrette medievali) e il passo di Fontanedo con torri ed altre fortezze”. La torre, la cui pianta è sostanzialmente un quadrato di lato 7,5 m, si staglia per 15 m di altezza, ed era accessibile attraverso una porta collocata a circa due metri da terracite-ref-0-29-3[29].

Dalla Santella, ancora visibile vicino alla Torre, è stato staccato un affresco raffigurante la mwataMadonna col Bambino, probabilmente del XV secolo; ora è conservato nella chiesa di Curcio, Parrocchia cui appartiene la Torre.

La cappella della fortificazione risale al periodo della dominazione spagnola del Ducato di Milanocite-ref-0-29-4[29].

Da Fontanedo si può anche ammirare il lago, Colico e Gravedona.

Prendendo la strada destra, si raggiunge il borgo di Fontanedo, dove vi è la caratteristica chiesa medievale di Sant'Elena.

Posallo

La frazione di Posallo è posta a poco più di 400 metri sul livello del mare, immediatamente dopo Fumiarga. Essa è collegata alle località di Sparesee, Vezzee e Perdonasco facenti capo al comune di Dorio, ma tramite Posallo si può raggiungere anche San Rocco. La frazione conta meno di una decina di abitanti, ma essa è particolarmente utilizzata nel periodo estivo, essendo presenti numerose cascine.

San Rocco

La frazione è raggiungibile a piedi da Posallo, oppure tramite una strada direttamente dalla frazione Villatico. Il numero degli abitanti è oggi piuttosto ridotto, essendo una zona popolata e visitata in particolare nel periodo estivo. Si trova a 500 metri di altitudine; la chiesa presente e aperta soltanto nel giorno festivo per il patrono, il 16 agosto, è dedicata al Santo che ha dato il nome alla frazione; è gestita dalla Parrocchia di Villatico.

Frazione di Curcio

A Curcio (antica denominazione mwat4Curcium) vi è un'importante fonte naturale di acqua. Curcio è una delle frazioni in cui il passato di Colico è rappresentato da case di una certa età e un lavatoio pubblico che si usava in passato. La prima traccia del toponimo è in una lastra datata 1585 che fa ancora parte della fontana del lavatoio pubblico. Dedicata fin da allora ai mwat8Ss. Angeli Custodi, la prima chiesetta del nascente borgo di Curcio venne costruita nel 1842; il 3 dicembre 1934 fu eretta la parrocchia dei SS. Angeli Custodi (festa patronale ultima domenica di settembre) con territorio smembrato da Villatico e Colico Piano. Posta la prima pietra nel 1938, i lavori della nuova chiesa iniziarono solo nel 1946 per concludersi nel 1957.

Palerma

Palerma rappresenta il territorio intermedio tra Colico e Curcio; esso è diviso in una zona vecchia ed una nuova.

Chiaro

L'abitato di Chiaro è situato a ridosso della località di Robustello ed è quello più marginale di Curcio.

Frazione di Laghetto

Laghetto (antica denominazione mwauyParvus lacus) è l'unione di due località maggiori (Borgonuovo e Fiumarga) con altre minori (La Cà, Piona e Corte); il mwauctoponimo comparì ufficialmente nel 1770. Nel 1760 iniziò l'emigrazione di alcune famiglie che abitavano a Olgiasca in seguito a una vertenza fiscale con gli austriaci. A Laghetto ci sono molti mwaugcampeggi affacciati al laghetto di Piona. Antica comunità vice-cura, dove risiede la parrocchia di S. Fedele (festa patronale ultima domenica di ottobre) che fu staccata da Villatico solo il 9/9/1857. La chiesa fu ampliata negli anni 1854/57 e restaurata negli anni 1965/68. Nel 1957 fu innalzato il nuovo campanile.

La Ca'

La piccola frazione, componente Laghetto, è di modesta grandezza; all'estremità destra della via vi è un collegamento diretto con la località Garavina e dunque con il comune di Dorio.

Corte

Il piccolo borgo di Corte è un'antica area di Laghetto, composta da piccoli vicoli stretti che la rendono caratteristica; essa mette in comunicazione la frazione con Colico.

Borgonuovo

È la parte più popolosa di Laghetto; il luogo collega la frazione con Villatico.

Fumiarga

Il borgo di Fumiarga, caratteristico per le strade in ciottolato, è punto intermedio tra Laghetto e Posallo. Recentemente è stata oggetto di un importante intervento per la sistemazione delle vie.

Piona

La località è ambita meta turistica durante la stagione estiva; mette in comunicazione Colico con Dorio. È servita dall'mwavmomonima stazione, ove fermano i treni mwavqregionali della mwavutratta Lecco-Sondrio.

Frazione di Villatico

A Curcio (antica denominazione mwavgCurcium) vi è un'importante fonte naturale di acqua. Curcio è una delle frazioni in cui il passato di Colico è rappresentato da case di una certa età e un mwavklavatoio pubblico che si usava in passato. La prima traccia del toponimo è in una lastra datata 1585 che fa ancora parte della fontana del lavatoio pubblico. Dedicata fin da allora ai mwavoSs. Angeli Custodi, la prima chiesetta del nascente borgo di Curcio venne costruita nel 1842; il 3 dicembre 1934 fu eretta la parrocchia dei mwavsSS. Angeli Custodi (festa patronale ultima domenica di settembre) con territorio smembrato da Villatico e Colico Piano. Posta la prima pietra nel 1938, i lavori della nuova chiesa iniziarono solo nel 1946 per concludersi nel 1957.

La Gera

L'abitato di La Gera, prima considerato frazione a sé, rappresenta oggi la parte più elevata della frazione ed è situata non lontano da San Rocco e Fontanedo.

Economia

L'economia colichese è principalmente turistica, ma l'industria ottiene un ottimo secondo posto dall'imponenza della zona industriale, sempre in espansione. L'industria vanta di importanti marchi di costruzione di mwawaautocarri (mwaweIveco) e mwawiyacht (Cranchi). Colico è sede di molte banche grazie alla favorevole posizione e ai numerosi stabilimenti industriali.

La cittadina è una località lacustre di villeggiatura con buone strutture ricettive molto frequentata durante la stagione estiva. Il mwawuturismo è soprattutto incentrato sui numerosi camping, ma ci sono anche altre strutture ricettive quali mwawyhotel, mwawcagriturismi e mwawgbed & breakfast.

Infrastrutture e trasporti

Strade

Il paese è attraversato dalla mwawwSS 36 del mwaw0Lago di Como e mwaw4dello Spluga, che collega mwaw8Milano e la mwaxaBrianza con il mwaxeLario e la mwaxiValchiavenna. Da Colico si raggiunge la Valtellina percorrendo la mwaxmSS 38 dello Stelvio. Sempre da Colico parte il mwaxqSentiero Valtellina 'Ciclovia dell'Adda BI 17', una pista ciclopedonale che unisce la cittadina con Bormio (So).cite-ref-31[31]

Ferrovie

La mwaxwstazione di Colico è posta al terminale della prima linea elettrificata mediante il rivoluzionario metodo trifase a 3000 volt realizzato dalla ditta mwax0ungherese mwax4Ganz a partire dal 1901 e rappresenta un perfetto esempio architettonico delle stazioni costruite specificatamente per la linea Sondrio - Colico. Fra il 1885 e il 1886 Colico viene collegata con Sondrio e con Chiavenna, ma per vedere operativo il collegamento con Lecco (e quindi con Milano) si dovette attendere il 1894. La linea era allora esercita dalla mwax8Rete Adriatica, una delle tre grandi compagnie che resteranno attive fino al 1905, anno di nascita delle mwayaFerrovie dello Stato.
Nel territorio comunale di Colico è presente anche la stazione di Piona, frazione Laghetto, a cento metri dal laghetto di Piona, sulla riva opposta rispetto all'omonima Abbazia, raggiungibile salendo ad Olgiasca o con mwayibattello o mwaymaliscafo da Colico.

Imbarcadero

Vi sono due imbarcaderi a Colico: Colico piano e Piona.

Amministrazione

| Periodo | Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 1993 | 2001 | Ugo Parolo | Lega Nord | Sindaco | |
| 2001 | 2006 | Milo Crespi | Lista civica Intesa per Colico | Sindaco | |
| 2006 | 2011 | Alfonso Curtoni | Lista civica di centrosinistra Vicini alla gente | Sindaco | |
| 2011 | 2016 | Raffaele Grega | Lista civica di centrosinistra Progetto Colico | Sindaco | |
| 2016 | in corso | Monica Gilardi | Lista civica di centrodestra Noi per Colico | Sindaca | |

Gemellaggi

• mwaywWolfeggcite-ref-32[32]

Note

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Bibliografia

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• citerefbelloni-et-alLuigi Mario Belloni, Renato Besana e Oleg Zastrow, Castelli basiliche e ville - Tesori architettonici lariani nel tempo, a cura di Alberto Longatti, Como - Lecco, La Provincia S.p.A. Editoriale, 1991.
• citerefborgheseAnnalisa Borghese, Colico, in Il territorio lariano e i suoi comuni, Milano, Editoriale del Drago, 1992, pp. 176-177.
• citereftci99Touring Club Italiano (a cura di), Guida d'Italia - Lombardia (esclusa Milano), Milano, Touring Editore, 1999, ISBN 88-365-1325-5.

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Collegamenti esterni

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